6/10/2026
PFAS, Acque del Chiampo porta al convegno internazionale Dioxin 2026 l’esperienza nella lotta ai microinquinanti dal 2013
Acque del Chiampo ha portato la propria esperienza nella lotta ai PFAS a Dioxin 2026, il 46° Simposio internazionale sugli inquinanti organici persistenti e sui contaminanti emergenti, a Riva del Garda in provincia di Trento.
A rappresentare l’azienda è stato Alessandro Pellizzaro, tecnico del laboratorio interno, che è intervenuto nella sessione scientifica “PFAS Analysis 1” con una presentazione dal titolo “Per- and polyfluoroalkyl substances monitoring and removal: current challenges and future perspectives” (Monitoraggio e rimozione delle sostanze per- e polifluoroalchiliche: sfide attuali e prospettive future).
Un intervento che ha permesso di condividere con la comunità scientifica internazionale l’esperienza maturata da Acque del Chiampo a partire dal 2013, quando l’azienda ha iniziato ad affrontare la problematica PFAS, sviluppando nel tempo competenze scientifiche e tecnologiche che l’hanno resa un punto di riferimento anche a livello nazionale. Un percorso accompagnato da un importante impegno economico: 36 milioni di euro di investimenti realizzati e programmati dal 2013 per contrastare la presenza di PFAS e garantire la qualità dell’acqua distribuita ai cittadini.
Dioxin rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati allo studio dei microinquinanti. Organizzato annualmente dal 1980, riunisce ricercatori, tecnici e professionisti provenienti da tutto il mondo per condividere i progressi scientifici e tecnologici nel campionamento, nell’analisi e nel monitoraggio dei contaminanti ambientali.
Nel corso della presentazione, Pellizzaro ha ripercorso l’evoluzione delle attività del laboratorio di Acque del Chiampo, accreditato secondo la norma ISO 17025 dal 2005 e oggi impegnato anche sul fronte della definizione dei metodi analitici a livello nazionale. Il laboratorio è infatti coordinatore nazionale per la revisione del metodo ISTISAN relativo alla determinazione dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano.
Particolare attenzione è stata dedicata all’evoluzione delle attività di monitoraggio, anche alla luce del decreto legislativo 18 del 2023 e delle successive modifiche, che prevedono la determinazione di 30 composti per- e polifluorurati e dell’acido trifluoroacetico. Acque del Chiampo sta inoltre sviluppando attività di screening attraverso strumentazione ad alta risoluzione, con l’obiettivo di individuare nelle acque sotterranee contaminate anche composti fluorurati non compresi tra quelli espressamente previsti dalla normativa. Un approccio che punta a rendere il monitoraggio sempre più proattivo e predittivo, anticipando l’individuazione di potenziali criticità nei punti di prelievo della risorsa idrica.
Un altro importante capitolo della presentazione ha riguardato le collaborazioni scientifiche avviate da Acque del Chiampo con università ed enti di ricerca italiani e internazionali.
Con l’Università di Verona, l’azienda sta lavorando allo sviluppo di sensori specifici in grado di rilevare direttamente nella rete idrica concentrazioni molto basse di PFAS. Con l’Università di Padova, invece, è attivo dal 2020 un progetto dedicato alla capacità delle piante di assorbire e trasferire queste sostanze dalle radici al fusto. I test condotti finora su macrofite acquatiche come Typha, Phragmites e Carex hanno evidenziato risultati promettenti, con percentuali di rimozione dei PFAS dalle acque contaminate che hanno raggiunto circa l’80% nelle condizioni sperimentali studiate.
La ricerca si estende anche alla possibilità di degradare queste sostanze attraverso processi biologici. In collaborazione con l’Università di Princeton, Acque del Chiampo sta analizzando soluzioni contenenti PFOS e PFOA trattate con colture arricchite di Acidimicrobium A6E in condizioni anaerobiche. I primi risultati delle analisi ad alta risoluzione hanno permesso di individuare molecole di PFOS defluorurate, contribuendo allo studio dei possibili meccanismi di degradazione di questi contaminanti particolarmente persistenti. Ulteriori collaborazioni sul tema della biodegradazione coinvolgono l’Università di Verona ed ENEA.
Tra le innovazioni illustrate a Dioxin 2026 anche RADOX, la tecnologia sviluppata da Acque del Chiampo con K-INN Tech, in fase di brevettazione per la mineralizzazione dei PFAS presenti in matrici liquide, sviluppata con l’obiettivo di superare i tradizionali sistemi di trattamento che si limitano a separare e trattenere i contaminanti, aprendo nuove prospettive per la loro degradazione.
La partecipazione al congresso internazionale di Riva del Garda conferma il ruolo che Acque del Chiampo ha progressivamente assunto nel campo della ricerca e del contrasto ai PFAS. Un patrimonio di competenze costruito in tredici anni di attività, che oggi consente all’azienda non soltanto di intervenire per la tutela della risorsa idrica nel territorio servito, ma anche di contribuire allo sviluppo di metodi analitici, tecnologie e soluzioni innovative di interesse per l’intero settore idrico nazionale e internazionale.